Rimembranze

Riflessioni di un consorziato sulla storia della strada...

 

Ed è proprio su questi monti che la maggior parte di noi ha trascorso i momenti più lieti della fanciullezza, giocando, lavorando e vivendo la vita semplice della gente di montagna;immagini e pensieri cancellati? No, non credo, i nostri ricordi di quei periodi sono solamente offuscati o nascosti.
Essi stanno accovacciati, silenziosi in questi luoghi.
Ma tante volte basta un suono lontano di una campana all’imbrunire, o l’odore del fieno appena tagliato, il canto di un usignolo, oppure un acceso temporale per far riaffiorare in noi le rimembranze di  certe serate colme di allegria passate fuori dalle cascine in compagnia di quelle persone care che, purtroppo molte di loro ormai non ci sono più.

Da ricerche fatte si sa che sin dal 1400 queste terre venivano lavorate, in un rapporto della Sottostazione Forestale Federale sono stati censiti e studiati due alberi di castagno in zona Malmera e stabilito che già nel 1480 essi producevano i loro frutti per la gente del luogo, cosa che avviene ancora adesso. Di sicuro queste terre erano abitate (forse anche solo parzialmente) tutto l’anno dalla popolazione di Daro.

Gente che con un grande attaccamento a questi luoghi ha sempre cercato di fare in modo che la natura non si riappropriasse di quei prati strappati a fatica al bosco.
Così pure la cura delle cascine sostituendo quella tegola o riassestando quella pioda sul tetto che durante l’inverno, il gelo aveva smosso.
Storie di fatiche, di un tempo che ormai è trascorso ma che osservando le case, le cascine, i prati, i sentieri, le mulattiere stanno ad indicare con quanto amore la nostra gente cercava di migliorare la propria condizione di vita in questi luoghi.

Le vie di accesso nel solco degli anni

Le mulattiere, con i sentieri, erano le vie di comunicazione con il piano, ma non solo:esse rappresentavano l’unione tra gli abitanti di una valle  con la popolazione  della valle al di là delle montagne,solo per citare un esempio la Valle Maggia era in comunicazione con la Valle Bedretto tramite i sentieri che superavano le cime delle montagne.
Così pure anche montagne che sovrastano Bellinzona le vie dei boschi erano mezzi di comunicazione.

All’escursionista attento che sale da Daro verso i monti o il Motto della Croce non può certo passare inosservata la via che sta percorrendo.
Un percorso (la mulattiera  che parte dietro la chiesa di Daro) realizzato nell’ottocento con una tecnica costruttiva molto curata.
Il fondo è lastricato con costoloni di pietra posati verticalmente, la terra a monte è sostenuta da muri a secco che, anche se attualmente in parte sono coperti dalla vegetazione mostrano tutta la loro bellezza, come pure alcune curve di strada sono sostenute da imponenti sostegni, indici di una volontà dei costruttori di realizzare un’opera che duri in eterno.
Un impresa costata molta fatica per quei tempi con i mezzi di allora. Ma la tenacia dei daresi ha fatto in modo che questa via giungesse fino in cima alla montagna e proseguisse verso il Passo del San Jorio.

Su questo tracciato nel corso degli anni si sono avvicendati uomini, donne, armenti, con i loro carichi fino ai primi del 900 e oltre.
Un fatto particolare: durante la guerra del  1939-45 era frequentata anche dai contrabbandieri italiani che, cercando di eludere il valico controllato del San Jorio arrivavano fino a Bellinzona per commerciare qualche chilo di riso e qualche salume. Al ritorno riportavano in Italia caffè e sigarette.

Con la costruzione della strada militare Arbedo-Alpe del Gesero-Passo San Jorio, opera realizzata negli anni 1914-15,la mulattiera perse di interesse; si cominciò a pensare di poter costruire una strada che partendo dalla curva di Tabiò arrivasse fino ai Pianoni. Si creò allo scopo un Comitato che diede l’incarico all’Ingegnere Tamò di allestire un progetto cosa che fu fatta con dei piani particolareggiati da fare invidia alle nuove costruzioni stradali.
Si vede che l’entusiasmo per questa nuova via era molto forte. Dopo alcuni anni di discussioni nel 1938 si costituì un Consorzio per la realizzazione di quest’opera e presero avvio i lavori, somma preventivata fr. 14’900.
Da notare che in quegli anni l’Europa era attanagliata dalla crisi economica derivata dalla prima guerra mondiale, in Ticino molti erano i disoccupati che per poter vivere si adattavano a qualsiasi attività.

Il Consorzio d’accordo con la ditta designata per eseguire l’opera, offrì la possibilità di assunzione ad operai disoccupati. Nelle liste paga sono registrati mensilmente dai 25 ai 30 operai collocati dall’ufficio disoccupazione.

 

Tra loro vi erano dei falegnami, dei meccanici, ed altre professioni che si adattarono al ruolo di manovali o aiuto muratori pur di poter lavorare e portare a casa qualche franco,tra loro vi erano persone che venivano persino dal mendrisiotto.

Terminata il 31 agosto dell’anno seguente con un consuntivo di fr. 18’368, circa la metà della somma fu coperta dai sussidi del Cantone e della Confederazione, il resto fu preso a carico dai consorziati stessi.

Circa 20 anni dopo e più precisamente nel corso dell’anno 1957 nacque l’idea di prolungare la strada da Malmera-Pianoni fino ai Monti di Basso per ulteriori 1300 metri di strada.

Dopo una serie di vicissitudini e problemi nel dicembre 1961 si festeggiava l’inaugurazione del nuovo tratto costato fr. 130’000.
Anche questa volta oltre ai sussidi federali e cantonali pari al 69% e da parte di alcuni enti la rimanenza pari a circa fr. 20’000 fu assunta dai consorziati.

Nel 1975 si procede a tappe alla definitiva sistemazione del tratto Tabiò-Monti di Basso mediante asfaltatura, (spesa complessiva fr. 48’700) .

La stessa negli anni 1987-88 fu risistemata completamente con una nuova asfaltatura completata in diverse parti con bordure di granito, canalette ecc. dove occorrevano. La spesa totale fu di fr. 106’000 coperto al 50% dal comune. Opera che a tutt’oggi regge ancora bene il flusso dei veicoli che vi transitano.


Ancora una volta, come una volta, per una volta

Se da un lato possiamo osservare che il tratto sul territorio di Bellinzona è in buone condizioni, dall’altro non possiamo dire la stessa cosa per quanto riguarda la strada Arbedo-Tabiò che si trova in uno stato veramente pietoso.Tutti conosciamo l’odissea di questa via, opera realizzata dai militari poi in seguito ceduta alle autorità comunali e patriziali di Arbedo.
Comune e Patriziato che a causa della poca presenza di edifici sui monti appartenenti ai suoi cittadini ed alla scaduta convenienza sul commercio del legname da ardere (la strada era molto usata dal patriziato per trasportare al piano gli alberi tagliati), hanno sempre messo in ultimo piano gli interventi di manutenzione, creando così un certo malumore generale all’utenza.
Nel corso di questi ultimi 50 anni più volte la nostra Delegazione Consortile ha cercato di sensibilizzare e provato a giungere ad una agognata soluzione ma purtroppo con esiti sempre negativi.
Ciononostante le speranze non si sono affievolite e regolarmente nelle assemblee ritorna il problema, il desiderio di avere una strada decente si fa sempre più grande. Perciò accantoniamo quei malumori, quelle incomprensioni, quelle situazioni negative che nel corso di questi anni ci hanno coinvolto.

Guardiamo avanti! Occorre riunire le forze di tutti i consorziati, perché è l’adesione totale che dà credibilità a quest’azione.

Ecco che allora la Delegazione Consortile dei Monti di Daro si fa promotrice per una sistemazione definitiva mediante asfaltatura di questa via anche se non si trova su un territorio di sua competenza.
Forse a qualcuno dei consorziati sembrerà fuori luogo che noi si intervenga fuori zona ma credo che solo così riusciremo a porre la parola fine a questa lunga avventura.

Ancora una volta come fecero i nostri avi, come una volta, dobbiamo serrare le fila, unirci e per una volta ancora, fare uno sforzo proprio in ricordo di loro dando un segnale veramente forte e chiaro a tutti.
E’ vero che ciò comporta un onere finanziario non indifferente, ma se rileggiamo quanto scritto sopra vediamo che anche nel 1939 durante quegli anni difficili di disoccupazione e alle porte di una guerra, non é stato semplice per tutti versare i contributi richiesti, quando la paga oraria di un operaio variava tra 90 centesimi e 1,10 franchi ma nessuno si è defilato.
Gente povera ma con una dignità e una visione del futuro molto lungimirante, questa è l’immagine che ne deriva. Noi ne siamo gli eredi di quanto è stato fatto, sono sicuro che ne saremo degni continuatori affinché queste belle terre possano poter vivere e mantenersi nel corso dei prossimi tempi.

 

Questo è l’appello che viene lanciato a tutti i consorziati dei monti:

Uniti siamo forti! 
Solo con la partecipazione  di tutti riusciremo
ad avere una strada dignitosa.

 

Tarcisio Casari  Monti di Daro-Bellinzona  estate 2006

 

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